Nulla ci ha fermati, né il giorno lavorativo, ne le intemperie che non hanno impedito la parte sana del  mondo venatorio dall’andare a Roma per urlare tutta la rabbia accumulata contro le troppe ingiustizie subite.
C’erano molte sigle che hanno aderito a questa protesta e c’era anche il CPA. Non faccio questa affermazione per spirito di corpo o attaccamento alla bandiera, ma per sanare una mancanza degli organizzatori che in tutti i comunicati stampa, in tutti gli inviti, in tutte le presentazioni hanno omesso la presenza del CPA. Come ho già avuto modo di rimarcare il CPA è e sarà sempre a fianco dei cacciatori, anche “se non invitato”, come lo dimostra la manifestazione di Roma che ha visto tanti soci del CPA partecipare fianco fianco con altri cacciatori non certamente divisi da qualche bandiera.
Se gli organizzatori mi avessero concesso l’onore di fare un saluto, cosa non avvenuta anche se richiesta espressamente, avrei voluto mettere l’accento su due tematiche la prima l’opera di “liberazione” della base delle altre associazioni venatorie dalle decisioni dei loro dirigenti che tutto fanno tranne che operare negli interessi dei loro associati. E’ ormai evidente a tutti che la Federcaccia, in primis, seguita dall’Arcicaccia hanno una visione del futuro venatorio troppo diversa e distante da quella della loro base. Visione sintetizzata dal presidente Dall’Oglio nella trasmissione Porta a Porta dove, quasi a scusarsi della sua passione, ha affermato di essere quasi solo un cinofilo. In una guerra dove veniamo attaccati quotidianamente con i carri armati il fioretto non è un’arma adeguata.
Il secondo aspetto sui cui avrei voluto porre l’attenzione è quello relativo alla nostra unica vera arma che è il voto. Questo è l’unico motivo per cui diventiamo “merce importante” nell’imminenza delle votazioni. Forse è ora di dire chiaramente ai nostri politici che la ricreazione è finita e che adesso facciamo da soli.
Tanto non abbiano nulla da perdere: da una parte ci odiano apertamente, dall’altra fanno finta di esserci amici ma poi non si concretizza niente - vedi fuoco “amico” - e ci tengono stretti solo fino a  dopo le elezioni. Le promesse o peggio le esche lanciate a poche settimane dal voto - vedi approvazioni parziali di modifiche - sono esche che ormai non ci dovrebbero fare più abboccare.
Alessandro Fiumani
Presidente CPA

Roma 9 Marzo 2010

Roma 9 MArzo 2010

Roma 9 MArzo 2010